18 gen 2018

L'opinione degli studenti

Alla fine di un corso (ma non solo) mi piace sapere l'opinione degli studenti più in profondità, conoscere la loro percezione delle lezioni e del lavoro svolto in classe e a casa. Quest'anno, per conoscere il loro punto di vista del corso di italiano III (corrispondente a un B1.1), ho fatto come descrivo di seguito.
Ho proposto nelle ultime lezioni due video: Sei uno schianto e Che palle e poi, come compito per casa che mi hanno restituito l'ultima lezione, ho dato da fare questa composizione scritta: "Immagina di scrivere la tua recensione del corso che sta finendo su patatabrava.com. (N. d. r. Patatabrava.com è una web molto conosciuta che contiene innumerevoli opinioni, anonime, degli studenti di tutte le università spagnole sui loro professori; ci sono appunti, modelli di esame di sessioni passate, power point, consigli di sopravvivenza varia, ecc). Nel testo spiegherai brevemente la tua opinione sul corso: cosa si fa in classe, le caratteristiche delle lezioni e del professore, i tuoi compagni, cosa ti è piaciuto di più del corso, cosa avresti fatto in modo differente, ecc.)". Nelle "recensioni", gli studenti hanno usato espressioni viste nei due video sopra menzionati e hanno espresso opinioni utilissime a me, come insegnante, per avere conferme, pormi domande e riflettere sui loro stili di apprendimento e le dinamiche della classe. Varianti per il prossimo corso: visione del video Che casino e, anziché far scrivere il nome, al suo posto farò mettere un simbolo riconoscibile solo a loro, in modo che la recensione sia veramente anonima.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Fabricius, il tuo post tocca un punto nevralgico dello sviluppo dei sillabi: la comunicazione fra studenti e insegnante. Può essere il punto, forse il punto di ricaduta privilegiato, per partire alla volta della riforma dei sillabi di molte istituzioni incoerenti, che nei convegni predicano bene, ma poi nella pratica didattica razzolano malissimo. Sono stato formato nel senso di proporre attività aperte, compiti al limite del vago (per esempio: "Ascolta e capisci, leggi e parla di quello che pensi del testo con un compagno"). Mi chiedo però che senso abbiano queste attività proposte in corsi dove poi alla fine c'è un esame dove la comprensione del testo viene valutata in base a delle domande a scelta multipla. L'argomento potrebbe allargarsi verso la valutazione, che richiede strumenti di analisi più sottili, fra coerenza delle istruzioni e incoerenza della comunicazione non verbale veicolata dal comportamento degli insegnanti. Un esempio classico è la lingua parlata in classe: confesso che non so quanto io risulti convincente nei confronti di studenti cinesi principianti quando dico, per incoraggiarli, che se studiano duro ce la faranno a fare l'università in Italia dopo circa 300 ore di italiano (di cui parecchie di studio autonomo). Quanto passa in sottotraccia dai miei comportamenti irriflessi del mio reale pensiero, e cioè che il 90% di loro non ce la farà mai? Nelle università per esempio ci sono gli insegnanti-maestrino, di solito amati dagli studenti. Non credo che questo sia dovuto ad una pratica didattica assai più gustosa di per sé, ma credo che in buona parte la ragione ultima del loro successo vada ricercata nella coerenza che la loro prassi ha con i valori impliciti e reali dell'istituzione dove insegnano e cioè un luogo dove poi c'è un esame ed un voto. Una promozione o una bocciatura. Mah, non so, forse sono andato fuori tema. Comunque se passi per Roma fatti sentire, mi raccomando.

Fabrizio Ruggeri ha detto...

Caro anonimo, metti il dito sulla piaga, una delle tante, dell'insegnamento coerente (e convincente). Sono in parte d'accordo con te e anche sull'immagine dell'insegnante-maestrino ma devo dire che sempre più studenti iniziano a pensare con la loro testa e sanno apprezzare e valutare un insegnamento che non ha come unico (o principale) obiettivo un voto e niente più. La coerenza tra valutazione e sillabo, comunque, tocca un tema complicatissimo che andrebbe affrontato in separata sede. Vediamo se prossimamente riesco a scrivere qualcosa d'interessante. Se passo per Roma sarai fra i primi ad essere avvertito. E se passi da Madrid, sei il benvenuto, lo sai.